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Tag Archives: wetellstories

Siamo al termine della quarta settimana dell’evento We tell stories, organizzato dalla casa editrice Penguin Books in collaborazione con i creatori di giochi di realtà alternativa Six to start. La storia di questa settimana si intitola

Settimana 4 – Your place and mine

Una storia d’amore, che si è svolta live, un’ora ogni sera, da lunedì a ieri – venerdì: questa settimana la potenzialità del web indagata è l’esperienza in diretta. La rapidità di comunicazione. La possibilità di essere tutti nello stesso posto ed interagire, indipendentemente da dove i nostri corpi siano effettivamente collocati. La possibilità di vedere le cose non solo appena sono accadute, ma mentre accadono. E la possibilità di farle accadere noi stessi.

Abbiamo uno schermo bipartito – metà per lui e metà per lei – e vediamo scorrere i loro pensieri, digitati sul momento dallo scrittore (che in realtà è una coppia di scrittori che lavora sotto un unico pseudonimo, Nicci French). Non sappiamo quanto della storia sia già stato scritto – se il solo canovaccio, o ogni singola frase – e abbiamo qualche dubbio sul fatto che gli sutori stiano veramente digitando, o piuttosto copiaincollando mentre un qualche programma mostra le parole apparire al ritmo della digitazione. Certo, ci sono stati errori di digitazione… prova di autenticità o deliberata aggiunta?

Ma in fondo non è importante, non siamo qui per spiare cosa accade nella mente dell’autore quando scrive – non credo fra l’altro che vedere cosa digita e cosa cancella potrebbe minimamente aiutare in questo. Siamo qui per vedere la storia che si svolge sotto i nostri occhi, frase per frase, pausa dopo pausa, e chiederci cosa accadrà domani. E parlarne, commentare, man mano che la storia si dispiega. Sì, perchè oltre ai pensieri di lei e di lui abbiamo a disposizione una chatroom in cui dire la nostra; ovviamente sotto gli amorevoli e discreti occhi degli organizzatori, che – ne sono sicura – si divertivano un mondo.

Prevedibilmente – o forse no – il fatto di seguire lo svolgersi di un racconto in diretta e condividendolo con altri spettatori (sì, spettatori) cambia non di poco il rapporto che si instaura con l’opera in questione. Un po’ come vedere un film al cinema anzichè nel proprio salotto, ma elevato al quadrato – perchè al cinema comunque più di tanto non si può commentare (o almeno non si dovrebbe!!). Qui invece si era quasi al tifo da stadio: ogni frase di lei o di lui veniva commentata, sbeffeggiata, si facevano ipotesi su come avrebbe potuto andare a finire, su quali potessero essere gli eventi passati, dove si trova lei? dove si trova lui? lui sembra essere al pub, davanti a una certa serie di birre, ma con chi diavolo sta parlando?

All’inizio sembra una normalissima storia d’amore ai suoi inizi. Si vedono, si sorridono. Lei sa che lui ci proverà, lui ci arriva un po’ più tardi, ma effettivamente la invita a uscire, si trovano bene. Poi lei parte per la tangente, già si vede con lui fra anni, coppia affiatata, è sicura che funzioni. Lui invece è il classico bastardo che voleva solo divertirsi. Lei comincia a dare segni di paranoia: lo segue, lo spia. E qui la curva sud comincia a dare per scontato che lei sia una pazza sanguinaria: finisce che lo ammazza. A coltellate, sicuro. O lo ammazza o si ammazza, ma qui c’è del sangue. Lui la tradisce con l’ex-fidanzata; l’ex-fidanzata entra nel nover delle probabili vittime. Lei parla del suo ex-fidanzato…. che fine avrà fatto questo ex?? Lui sogna di fuggire da tutto per mesi come il suo misterioso interlocutore, e la curva sud lo incita: vai vai, corri sull’aereo che se no butta malissimo!

Insomma, al tradizionale rapporto intimo che si instaura fra il lettore e la storia scritta si sostituisce un rapporto più distaccato, disincantato, mediato dalla comunità. Non più il lettore discente, solo a pendere dalle labbra del narratore, ma un’intera forte comunità che osserva, giudica, dice la sua, demistifica senza pietà, sospetta, domanda. E lo scrittore deve essere all’altezza di tutto questo, deve scrivere una buona storia e avere abbastanza autoironia da accogliere le critiche e gli scherzi. Sul secondo punto non so, ma sul primo i signori Nicci e French hanno brillantemente superato la prova.

Ah, in caso voleste curiosare, il log delle chat si trova qui.

Già la realizzazione di storie capaci di sfruttare le peculiarità dei mezzi disponibili sul web era sufficiente a riempirmi di entusiasmo… ma questi inglesi sono senza limiti e hanno aggiunto alle 6 storie promesse una settima storia nascosta. Provate a seguire il bianconiglio dalla homepage di Wetellstories

Ta-dah! un blog nascosto di – pensa un po’? una certa Alice. Una scrittrice, che avrebbe dovuto collaborare al progetto di Penguinbooks, ma ahimè, ultimamente è senza ispirazione… Perciò va a gestire una piccola libreria londinese durante l’assenza del suo proprietario. Qui troverà un misterioso specchio nero che le restituirà l’ispirazione, e terrà questo blog per condividere con noi, affezionati lettori, la sua esperienza.

E pensate un po’ quale buffa casualità: Alice vede in una vetrinetta della sua libreria un libro – Mythological objects – che si trovava anche nella nuova stanza di Slice, come sappiamo dalle foto sui blog di quella storia. L’indice di questo libro era stato fotografato dai genitori di Slice, tutto inzozzato dall impronte di qualche animale… ma alcune lettere in particolare sono contraddistine da un puntino di terra, e se le raccogliamo e trasformiamo in URL troviamo una pagina di googlebooks relativa al misterioso libro. Per la cronaca, il volume che Alice ha visto nella sua libreria era solo la copertina di Mythological objects… dentro c’era Alice in wonderland.

Non dimentichiamo, poi, che durante il caricamento dei capitoli della prima storia, 21 Steps, compare, fra i vari “repositioning layers” e “tracking satellites” anche il messaggio “Alice, call 020…”: un numero telefonico di Londra. Se lo chiamiamo avremo istruzioni di recarci alla St. Pancras station di Londra, dove 21 Steps aveva inizio, per trovare altri indizi. Oh, e se fate incontrare alla protagonista di Fairy Tales il “mysterious Goblin” avrete un indovinello la cui soluzione vi condurrà all’account su librarything di quello che sembra proprio il proprietario della libreria di Alice.

Intrigante, eh? Li chiamano ARG, Alternate Reality Games: ne hanno fatti in promozione di Lost e di AI – Intelligenza Artificiale di Spielberg… e sono irrisolvibili senza una solida comunità. Nessuno da solo può notare tutto, nessuno può avere tutte le idee e conoscenze necessarie… per non parlare del tempo! Perciò, se siete incuriositi e volete seguire le evoluzioni di questo gioco, vi consiglio questo thread sul forum di unfiction, dove si raccolgono idee e scoperte. Ve lo confesso: io non ho scoperto ancora un bel niente, per ora arranco a seguire le idee altrui… è veramente un gioco complesso e serio. Altro che la settimana enigmistica!