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Category Archives: web 2.0

Che i modi di esprimersi e comunicare cambino è banale verità, che di recente il cambiamento sia rapido palpabile è la trita premessa di un buon 70% di articoli a tema comunicazione…. ma – al di là dei gudizi di valore – stanno cambiando come?

Rapidità: che sia per via del mezzo – ad esempio l’SMS – o a causa del fatto che nessuno ha più tempo di leggere lunghi paragrafi senza un buon motivo, la comunicazione diventa più stringata. Dobbiamo individuare il concetto che soprattutto ci interessa esprimere e darlo in breve spazio, tagliando gli orpelli e le deviazioni.

Nonostante questo non rinunciamo ad esprimere tutta la vasta gamma di sentimenti e intonazioni, non ci accontentiamo di comunicazioni puramente informative, vogliamo i convenevoli, gli ammiccamenti e tutto il resto. A questo scopo acquista nuova rilevanza la punteggiatura: diverse quantità e sequenze di punti esclamativi, interrogativi, di sospensione, virgolette, trattini danno con poco dispendio di spazio il tono al messaggio, insieme all’uso delle maiuscole e delle onomatopee, e la ripetizione/allungamento delle vocali.

Ad esempio questo messaggio: “Ciao.Come va?Qui tutto ok.A più tardi”.  Delle due l’una: o chi l’ha scritto è giù di morale, un po’ apatico – oppure è mia madre. Stesso contenuto, tutt’altro effetto: “Ciaoo!!Come va?Qui tutto ok!A più tardi!”. Ma basta anche molto meno: “Ciao!Come va?Qui tutto ok.A più tardi!”. Su questi punti si sente particolarmente lo scarto fra “nativi” e “immigrati” del mondo digitale: ciò che per i nativi è lampante, per gli immigrati è oscuro, ciò che per i nativi fa la differenza per gli immigrati è indifferente.

Una grande innovazione in questo tipo di comunicazione è l’uso delle emoticon: ci sono le prime emoticon, le versioni “base” con punteggiatura e parentesi, da leggersi per orizzontale, tipo questa : – O, o in orizzontale, tipo O_O , le prime poi sostituite con faccine appena più espressive e non so per quale motivo di solito gialle, tipo questa 😮 . Che fra parentesi, nel set di emoticon usato da WordPress, non mi sembra affatto una faccia stupita – la capisco solo perchè so che il codice sottostante è quello della faccia a bocca aperta. La loro utilità è di esprimere lo stato d’animo, suggerendo il tono della frase, o facendo le veci di quello che sarebbe uno sguardo, o un’espressione del volto.

Capitolo a parte merita il sistema di emoticon di MSN e dei forum: gif animate anche complesse, che vengono fatte corrispondere (da ogni utente su MSN, dall’amministratore sui forum) a una sequenza di tasti a scelta. Qui l’aspetto grafico e quello testuale si completano a vicenda: in genere è l’animazione l’elemento portatore di significato – di un significato ricco e sfumato in uno spazio minimo – ma se questa a qualcuno non risultasse subito chiara – o magari solo non visibile – spesso il codice alfanumerico che è stato usato per scriverla ne spiega il significato inteso.

Con l’uso di questi simboli si introduce una nuova comunicazione pittografica: a volte l’immagine è puro ornamento della parola, ad esempio . Altre volte – e più spesso – il clou del significato è nell’immagine – che non sostituisce una parola, ma esprime un sentimento che sarebbe estremamente complesso da verbalizzare, ed in ogni caso se fosse tradotto in parole non otterebbe mai lo stesso effetto di immediatezza. Ad esempio , che ha indubbiamente un effetto diverso da e da – e sfido chiunque a comunicare la stessa sensazione a parole, e con la stessa rapidità. Questo non toglie che le tre emoticon potrebbero essere usate esattamente negli stessi contesti, confidando nell’abilità di chi legge ad afferrare di volta in volta che il significato inteso è esattamente il tipo di tristezza comunicato da quella immagine, o una tristezza generica espressa con la prima immagine a disposizione.

I diversi elementi che caratterizzanoq uesto tipo di comunicazione nascono su mezzi differenti – qualuno sugli SMS; qualcuno nelle chat e così via, ma il modus comunicativo che formano è unico e viene usato trasversalmente su tutti i mezzi – in parte adattandosi a limiti e potenzialità di ciascuno, in parte sfruttando il processo di convergenza che porta a una sempre maggiore uniformità tra i diversi mezzi.

facebook logo

E’ il momento del boom. Quando non è possibile attraversare la strada o sedersi in treno senza sentire la parola “Facebook” vuol dire che proprio ci siamo. Tutti hanno Facebook. Naturalmente, tutti gli appartenenti alla classe media informaticamente alfabetizzata, dotata di pc e perlopiù sotto i 40 anni anagafici, ma fra questi ormai tutti sono in almeno un social network: Facebook, Myspace o quello che sia.

L’apparente ossimoro iniziale di questi network è che servono a mantenere contatti con le persone che si conoscono – non per conoscerne di nuove – e quindi, mi chiedevo io, non faccio prima a telefonargli, visto che li conosco?

La grande rivelazione è che così si riescono a mantenere contatti con le persone che conosci e a cui non telefoneresti: perchè vi conoscete, sì, ma non così tanto, perchè non le vedi da centomila anni e non hai un buon motivo per telefonare proprio adesso, perchè magari nemmeno te le ricordi ma se le incontrassi per strada gli faresti le feste… Insomma, servono per recuperare i conoscenti. Quelle persone con le quali il rapporto è basato sul vedersi con frequenza, per strada in ufficio a scuola o in un locale, ma senza una particolare intenzione: ci vediamo perchè siamo entrambi lì, e magari ci siamo anche simpatici, ma non ci siamo incontrati di proposito.

myspace logo

Se si è lontani, magari perchè si cambia città o lavoro o quello che è, questo tipo di conoscenza per lo più svanisce, perchè non c’era abbastanza interesse da tenerla viva – il che non significa che non ci farebbe piacere ritrovare la tal persona. I social networks assolvono questa funzione a meraviglia: aiutano a mantenere le conoscenze superficiali creando una sorta di piazza in cui i conoscenti si incrociano e possono con piccolo sforzo sapere piccole inutili cose di tutti.

Tizio ha parlato con Caio

Tizio ha cambiato il suo umore

ha cambiato la sua immagine

ha delle nuove foto

ha fatto il test Quanto sei scoppiato e il risultato è  “Scoppiato”

Tante piccole cose che danno piccoli indizi sulla personalità e la vita dei nostri conoscenti, esattamente come se li incontrassimo per strada e ne vedessimo i vestiti, l’atteggiamento, la persona con cui si accompagnano, l’argomento di cui parlano. Con la differenza, però, che qui posso decidere con quale vestito farmi incontrare.

Facebook è come una piazza, ma senza le distanze: puoi sentire egualmente bene tutto ciò che tutti dicono, in barba alle distanze sia fisiche che temporali; e tutto ciò che viene detto e fatto rimane, scritto incancellabile e ineluttabile, impossibile da nascondere dietro una smentita.

Ed ora stiamo a vedere, quando il boom si ritirerà, che cosa resterà di queste grandi reti.