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Category Archives: sociologia

1- La donna soffre perchè ha scelto la conoscenza.

Vero è che non sapeva bene quali fossero le poste in gioco, ma questa è stata la scelta, e per questo noi soffriremo con orgoglio.

2- Lo scandalo – a suo tempo – della gonna corta, i fischi per la strada, le battute sessiste, il burqa… alla base di tutto c’è un unico motivo di fondo:

L’uomo, della donna, ha una paura fottuta.

Un abito fantastico racconta una storia fantastica. Quindi un abito semplice racconterà una storia più semplice: meno ardita, meno ricca, ma sempre una storia. La moda quotidiana, quella delle vetrine, il cosiddetto mainstream, crea, di anno in anno, nuovi personaggi, e li fa interpretare ad una non trascurabile percentuale della popolazione.

Un anno sono tutti vestiti come “La casa nella prateria”. Un altro anno c’è uno spirito un po’ punk e tutti portano anfibi e guanti in pelle. Quest’anno siamo al barocco povero e dal sapore metropolitano, con le rose fatte di zip e gran sfoggio di lustrini e paillettes.

Personaggi, mondi – anche qui. Solo che in questo caso sono creati da pochi e indossati da molti, senza la creatività e la consapevolezza, senza un gesto creatore che parli di sè: una storia raccontata senza volere.

Non è infatti l’abito in sé a possedere un significato – per quanto controcorrente o alternativo esso possa sembrare: è il modo in cui viene interpretato da chi lo indossa, il significato di cui viene caricato nel momento in cui viene accostato ad altro, a dargli potenza narrante.

Perciò non sono troppo interessanti i costumi che si limitano a portare in scena l’idea di uno stilista: un completo di XtraX – per quanto carino e particolare – rimane un completo di XtraX: pensato e preconfezionato da altri. Indossarlo non aggiunge nulla di nuovo: come recitare una poesia con poco impegno.

Indossarlo con la propria personalità, affiancandovi contributi da altri mondi, magari inaspettati e inusuali, lo rende speciale.

Se l’abito indossato è una parola pronunciata, indossare un costume elaborato è portare a spasso un racconto: con le sue peculiarità estetiche che possono piacere o meno, i suoi significati più o meno ambigui, più o meno espliciti, più o meno scontati, più o meno volontariamente intesi dal parlante. Un significato soggetto ad interpretazioni inaspettate ed a fraintendimenti, ma comunque in grado di instaurare un dialogo con chi guarda sulla base di un variabilmente comune sostrato culturale.

Chi non si sente chiamato in causa da Lady Gaga che indossa un’aragosta come ornamento da testa? Nessuno ha capito cosa, ma siamo sicuri che qualcosa significhi – fosse anche solo uno squisito cadavere stilistico.

E’ un messaggio che usa parole che teoricamente comprendiamo, parole come bellezza, raffinatezza, lusso, coca-cola… ma accostate in modo inaspettato, impossibile, decontestualizzato, opposto alla più banale e condivisa idea di bellezza o di moda. E’ surrealismo fatto personaggio, con tutto il suo potenziale provocatorio disturbante e ostentatamente innocente.

E’ il fantastico che irrompe nel reale e ci disturba.