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Category Archives: dick

Premessa: io – lo confesso e me ne vergogno – sono estremamente disinformata. Non compro giornali, guardo pochissimo i telegiornali, le notizie mi arrivano per inerzia tramite le altre persone, le vibrazioni nell’aria e nella rete. Questo mi ha fatto sperimentare due casi di dissociazione piuttosto inquietanti.

Episodio 1

Quando ho letto su Carmilla l’articolo di Alessandra Daniele, L’asso nella natica, ho pensato sul subito che parlasse della nuova campagna pubblicitaria del L’Unità – che non avevo ancora visto. Ma più leggevo e più mi dicevo che no, non poteva essere. Non possono averlo fatto davvero. L’Unità non può aver messo un culo in copertina. Santo cielo, è un giornale di sinistra! L’articolo sarà ironico, satirico, semifantascientifico. Non saà tutto vero.

Le mie capacità di autoinganno, sostenute dal fatto che nè il sito de L’UnitàGoogle Immagini recassero traccia dell’illustre campagna, mi hanno permesso di dimenticare tutto questo fino a quando, alla stazione Termini di Roma, l’ho visto. Grande, enorme, vero.

L’afasia si è impossessata di me, subito seguita dalla doverosa indignazione.

Episodio 2

Leggo le ormai celebri dichiarazioni di Cossiga. Le leggo riportate su un blog, e perciò penso che quello che mi sembrava un articolo di giornale probabilmente è invece un simpatico pezzo satirico, ironico, semifantascientifico, che immagina che cosa direbbe Cossiga se potesse parlare fuori dai denti, che cosa magari avrà detto davvero a qualche amico suo. Poi ho proseguito leggendo i resoconti di Piazza Navona. E anche se l’ultimo neurone savio rimastomi sapeva che era vero non ci volevo credere. Mi ci sono voluti diversi minuti per capacitarmene.

Sci-fi

Mi viene in mente Dick, che ammoniva “Se credete che questo mondo sia brutto, dovreste vedere gli altri”. Mi viene in mente che forse viviamo già in uno degli altri. Uno di quei mondi dove la paranoia è fondata e la teoria del complotto è sempre vera, ma in modo peggiore di quanto ti aspettassi. Uno di quei bei libri di fantascienza critica dove il finale è sempre inquietante. Viviamo in un libro di fantascienza, ma senza le pistole laser. E no, non è una figata.

scorrete lacrimeBologna è la città più pericolosa dell’universo. Se per caso qualcuno fosse riuscito a rimanere immune all’insistente propagazione di non-notize a questo riguardo, provvedo io a sollevarlo dalla sua momentaneamente felice condizione. Tutti ne sono ormai conviniti, persino coloro che ci abitano: probabilmente quando camminano per strada vedono proiezioni di avvenimenti a sfondo delinquenziale, impresse dall’efficiente sistema non-giornalistico in un luogo tra l’occhio e il cervello e attivate contestualmente alla percezione delle strade bolognesi dall’incessante mormorio della suggestione collettiva autoindotta. Io devo essere priva di qualche neurone perchè continuo a non vedere il suddetto pericolo, ma immagino sia un difetto mio.

E siccome la città è pericolosa, pericolosissima, è necessaria una reazione di ferro. Inflessibile. Lungimirante. E’ per questo che il nostro sceriffo – pardon, sindaco – si ispira, per governare, al meraviglioso mondo futuro descritto da Philip Dick in alcuni suoi racconti inediti, fortunosamente rintracciati dallo studioso Francesco Maria De Collibus e tradotti da un gruppo di volenterosi facenti capo al centro culturale Crash e coordinati da Valerio Evangelisti.

In questi 14 racconti le soluzioni proposte sono molteplici: sostituzione degli scomodi ed imprevedibili esseri umani con più efficienti e legali alieni, desertificazione della città (i morti non delinquono), teletrasportatori per smaterializzare verso un universo parallelo i disturbatori, l’istituzione di protette città commerciali governate dal vangelo del consumo, la dotazione di pistole al pepe nero alla polizia, la costruzione di una cupola blindata a protezione della città, la realizzazione di vaporizzatori in grado di cancellare automaticamente chi accenni a comportamenti non consoni, l’istituzione di una polizia precrimine (e qui Dick ricicla chiaramente un’idea già usata, sarà per questo che ha mantenuto inediti questi racconti?).

Fra richiami ad altri punti della sua opera, citazioni ed omaggi ad altri autori di fantascienza (anche a lui posteriori, ma, si sa, Dick era un visionario) e un’incredibile preveggenza nel figurarsi le condizioni sociali che si sarebbero venute a creare parecchi decnni più tardi in un paese tanto lontano dal suo, Dick ci regala con questo tardo volume una ricca panoramica del proprio universo, e un sacco di idee per amministrare una città all’insegna della modernità e della sicurezza. Per quanto i racconti sembrino finire per lo più in modo vagamente inquietante… ma sarà di certo un mio errore di lettura.