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Category Archives: arte

Un abito fantastico racconta una storia fantastica. Quindi un abito semplice racconterà una storia più semplice: meno ardita, meno ricca, ma sempre una storia. La moda quotidiana, quella delle vetrine, il cosiddetto mainstream, crea, di anno in anno, nuovi personaggi, e li fa interpretare ad una non trascurabile percentuale della popolazione.

Un anno sono tutti vestiti come “La casa nella prateria”. Un altro anno c’è uno spirito un po’ punk e tutti portano anfibi e guanti in pelle. Quest’anno siamo al barocco povero e dal sapore metropolitano, con le rose fatte di zip e gran sfoggio di lustrini e paillettes.

Personaggi, mondi – anche qui. Solo che in questo caso sono creati da pochi e indossati da molti, senza la creatività e la consapevolezza, senza un gesto creatore che parli di sè: una storia raccontata senza volere.

Non è infatti l’abito in sé a possedere un significato – per quanto controcorrente o alternativo esso possa sembrare: è il modo in cui viene interpretato da chi lo indossa, il significato di cui viene caricato nel momento in cui viene accostato ad altro, a dargli potenza narrante.

Perciò non sono troppo interessanti i costumi che si limitano a portare in scena l’idea di uno stilista: un completo di XtraX – per quanto carino e particolare – rimane un completo di XtraX: pensato e preconfezionato da altri. Indossarlo non aggiunge nulla di nuovo: come recitare una poesia con poco impegno.

Indossarlo con la propria personalità, affiancandovi contributi da altri mondi, magari inaspettati e inusuali, lo rende speciale.

Se l’abito indossato è una parola pronunciata, indossare un costume elaborato è portare a spasso un racconto: con le sue peculiarità estetiche che possono piacere o meno, i suoi significati più o meno ambigui, più o meno espliciti, più o meno scontati, più o meno volontariamente intesi dal parlante. Un significato soggetto ad interpretazioni inaspettate ed a fraintendimenti, ma comunque in grado di instaurare un dialogo con chi guarda sulla base di un variabilmente comune sostrato culturale.

Chi non si sente chiamato in causa da Lady Gaga che indossa un’aragosta come ornamento da testa? Nessuno ha capito cosa, ma siamo sicuri che qualcosa significhi – fosse anche solo uno squisito cadavere stilistico.

E’ un messaggio che usa parole che teoricamente comprendiamo, parole come bellezza, raffinatezza, lusso, coca-cola… ma accostate in modo inaspettato, impossibile, decontestualizzato, opposto alla più banale e condivisa idea di bellezza o di moda. E’ surrealismo fatto personaggio, con tutto il suo potenziale provocatorio disturbante e ostentatamente innocente.

E’ il fantastico che irrompe nel reale e ci disturba.

Nel vestirsi ciascuno costruisce un proprio personaggio, creandolo da sè, scegliendolo fra le possibilità offerte dalla moda mainstream – efficacissima nel soddisfare anche le esigenze di individualità e di rinnovamento –  o con una delle mille sfumature intermedie. Ogni e qualsiasi outfit è un personaggio, più o meno originale.

Ma in un costume complesso come questo, gli elementi significanti adoperati sono talmente vari ed evocativi da diventare ipertrofici, ed il loro accostamento fa nascere personaggi a tutto tondo degni di un romanzo, teletrasportati direttamente da un mondo alieno, la cui eco ed i cui colori essi portano con sè. Mondi e personaggi con il loro contesto e le loro storie, che emergono dai dettagli estetici della figura, pur rimanendo per lo più impliciti.

Personaggi come questi possono provenire solo da un romanzo di fantascienza, un manga o un videogioco, quei mondi incuranti del realismo in cui adorabili fanciulle sterminano zombies in  minuscoli vestitini rossi. Mondi i cui abitanti non iniziano la giornata assonnati, non si vestono per andare in ufficio e nemmeno per fare giardinaggio, ma indossano tranquillamente calze a rete e zeppe in contesti postapocalittici, esibiscono con spontaneità outfit elaboratissimi che misteriosamente sembrano non richiedere alcuna fatica per essere indossati.

Incarnare questi personaggi nel nostro mondo prosaico richiede invece una buona dose di tempo fatica e anche un po’ di dolore… ma avremo reso reale l’impossibile, materializzato la fantasia, dato vita mondi interi indossandone un frammento: avremo fatto di noi stessi degli ambasciatori dell’immaginario – alla faccia delle vesciche.

Nell’insieme della mise l’accostamento di elementi significanti talmente vari ed evocativi da diventare ipertrofici dà luogo alla creazione di veri e propri personaggi, presi direttamente da un mondo fantastico, la cui eco ed i cui colori essi portano con sè. Mondi e personaggi complessi, con il loro contesto e le loro storie, che rimangono implicite ma emergono dai dettagli estetici della figura.

[foto sprizzolona]

Personaggi come questi possono provenire solo da mondi improbabili: da un manga o un videogioco, quei mondi incuranti del realismo in cui adorabili fanciulle sterminano zombies in minuscoli e svolazzanti vestitini rossi. I mondi i cui abitanti non iniziano la giornata assonnati, non si vestono per andare in ufficio e nemmeno per fare giardinaggio, ma indossano calze a rete e zeppe in contesti postapocalittici dove le giornate trascorrono sotto continue minacce di morte; esibiscono con spontaneità outfit improbabili che non richiedono alcuna fatica né per essere create né per essere indossate.

Incarnare questi personaggi nel nostro mondo richiede una buona dose di tempo e fatica, e almeno altrettanta scomodità per viverli. Ma avremo reso reale l’impossibile, materializzato la fantasia, creato mondi interi indossandone un frammento: ambasciatori dell’immaginario sprezzanti delle vesciche.