Skip navigation

Monthly Archives: January 2010

Coincidenze e giochi di parole sembrano essere il casuale tema della mattina per lo speaker di un piccolo studio radiofonico della provincia canadese. Finchè cominciano ad arrivare notizie di un diastro in corso lì vicino.

Telefonate. Frammenti indecifrabili di informazioni. L’evento si costruisce lentamente alle orecchie incredule degli ascoltatori: è un interpretazione di parole sconnesse e descrizioni poco plausibili. Esso consiste nella notizia.

Folla. Follia. Ossessione. Ripetizione. Parole. Parlate. Cantate. Canzoni. Litanie. Lente. Lingue. Morsi. Morti.

Questo è quanto accade a Ponty Pool.

Gli eventi fisici svaporano nella loro rappresentazione linguistica, e la parola si condensa in malattia organica.

I pontypooler non si vedono, sono solo raccontati per la maggior parte del film: essi ripetono ossessivamente le parole, perdono la ragione, diventano zombies, attaccano e divorano. Il contagio si trasmette con le parole. La parola è pericolosa. Alcune parole sono pericolose. Parlare è pericoloso. Pericolo a parlare con le parole. Le parole nella mente si impigliano, si inlooppano, ripetono, ristagnano, ripartono, rigirano, ricorrono, rimordono, risolvono, rimordono, ristagnano.

Un film sugli zombies. Un film sulla parola. Un film di paura, nella più sana tradizione del “mostro non visto”. Una ricerca linguistica in un paese con la sua brava peculiarità linguistica. Bello come l’incontro non casuale tra Cronenberg e Baudrillard sulle pagine insanguinate di un dizionario smembrato. Un film snobbato dall’universo, dato che dal 2008 a ora non è stato nemmeno doppiato, men che meno importato, ma che l’immancabile Lennynero ha fortunatamente scovato per il comune benessere culturale.