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Monthly Archives: July 2009

All’inizio di una sequenza televisiva o cinematografica siamo piuttosto abituati a vedere in sovraimpressione brevi indicazioni sul luogo e tempo di svolgimento dei fatti. “New York, 1942”. “Boston, 2 anni dopo”.
vlcsnap-8934998In The Fringe, nuova creazione di JJ Abrams – colpevole anche di Lost, i luoghi non sono connotati da semplici parole sovraimpresse, ma i nomi diventano oggetti dentro ai luoghi che devono connotare.
Grandi solide lettere in metallo sospese nei punti più improbabili: sopra gli edifici dell’università di Harvard, di traverso lungo il palazzo dell’FBI, colossali sopra i tetti di Boston.
Lo spettatore raffinato del terzo millennio (e delle follie di JJ) è in grado non solo di separare la scritta sovraimpressa dalla “realtà” convenzionale dell’immagine ripresa, ma anche di separare un oggetto apparentemente interno a quella stessa realtà da tutto il resto del contesto e metterlo fra parentesi, riconoscendolo come estraneo alla realtà dello svolgimento dei fatti – ma utile alla sua identificazione e connotazione.
Un luogo diventa immagine ripresa e diventa un concetto espresso con una parola, la parola viene reificata in un oggetto inserito nell’immagine, l’oggetto dematerializzato e trasformato in concetto dalla nostra interpretazione, che lo giustappone all’immagine.
Ne abbiamo fatti di progressi da quando gli spettatori fuggivano urlanti dalla ripresa del treno dei fratelli Lumière.

Man-machine
Semi human being
Man-machine
Super human being

Mensch-Maschine
Halb Wesen
Halb Ding
Mensch-Maschine
Halb Wesen
Halb Ueber Ding

Lo strepitoso concerto dei Kraftwerk a Livorno mi ha dato occasione di notare una sottile differenza tra le versioni inglese e tedesca di Man Machine: mentre in inglese l’uomo-macchina è un essere semi-umano, un essere super-umano – concetto più che tradizionale -, in tedesco è metà essere, metà cosa; metà essere, metà super-cosa.

Tradizionalmente l’unione con la macchina porta l’uomo a un livello superiore – difficilmente si considera il contrario, ovvero che l’unione con l’uomo rende superiore la macchina. E che già la macchina in quanto tale è una super-cosa, qualcosa in più di un oggetto dal momento che funziona, agisce, si muove – e questo in virtù della sua unione con l’uomo, che è intervenuto sulla semplice cosa e le ha conferito alcune nuove caratteristiche, che la avvicinano a lui.