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Monthly Archives: February 2009

A partire da Shining, passando per il Sesto senso e l’immancabile Ring, i bambini protagonisti di film di paura sono diventati un tormentone: sembra che non ci sia niente di più terrificante… E in effetti è così, perchè l’escamotage funziona: i bimbi fanno effettivamente una gran paura. Perchè?

Prima spiegazione: il bambino è freudianamente perturbante, unheimlich, qualcosa di familiare che porta in sè un germe di estraneità, un che di alieno – che lo rende angoscioso, e tanto più angoscioso quanto più poteva sembrare familiare. Così l’infanzia è sì qualcosa a noi familiare, qualcosa che tutti abbiamo vissuto, ma è allo stesso tempo lontana: qualcosa che tutti abbiamo dimenticato, che ormai fatichiamo a comprendere, e questo la rende sottilmente estranea, inquietante.

E’ poi anche vero che nel corso dell’ultimo secolo si è smesso di considerare i bambini come “piccoli uomini”, è nata la pedagogia, che conferisce all’infanzia una sua identità, una autonomia: la oggettivizza e la rende lontana, qualcosa per comprendere la quale è necessario fare uno sforzo, qualcosa che ha – fra l’altro – un rapporto privilegiato con la fantasia, e quindi con mondi altri, mondi, sconosciuti e inaccessibili all’adulto razionale.

A renderci estranea l’infanzia contribuisce, banalmente, il calo delle nascite: non è più cosa normale avere attorno torme di bambini, ma si fa in genere un figlio solo, che quindi è qualcosa di unico, preziosissimo, tenuto in palmo di mano, costantemente sotto osservazione… decisamente non familiare, non quotidiano, non spontaneo.

Per la gioia dei registi horror, degli autori di pedagogia for dummies, e degli psicologi.

—Grazie a LinkalNero, perchè sue sono diverse delle idee di cui sopra—