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Monthly Archives: April 2008

Chi non riuscirebbe a trascorrere ore perlustrando le scale di Escher, salendole, scendendole, seguendo i piani che si intersecano e si capovolgono, cercando di rintracciare il senso, di scoprire il trucco, pur sapendo che l’illiusione non verrà meno – anche se di illusione si tratta? Chi non si è mai chiesto come devono sentirsi quelle dannate creaturine costrette a salire sempre, in qualunque direzione vadano? Sareste curiosi di provare come si vive dentro un’illusione ottica, quali regole vigono in un mondo simile?

Probabilmente queste:

Grazie alla follia – e all’ingegno e all’inventiva – di una squadra di programmatori Sony il mondo di Escher vive ed è abitabile, nel suo perfetto bianco e nero, “attraverso lo specchio” di una Playstation Portable. Con Echochrome possiamo percorrere scale e labirinti, vincere la gravità, camminare sul vuoto con le sole forze dell’illusione ottica, possiamo vivere il più surreale e matematico dei mondi, e stare alle sue regole.

Se un quadro è sufficiente a tenermi impegnata per ore, non voglio sapere cosa potrebbe succedere con la versione interattiva, per cui – e anche perchè non ho una PSP e nemmeno saprei quando giocarci – per ora resisto alla tentazione… ma vi assicuro che il primo pensiero a vedere quel video è stato”lo voglio!”. Altro che saltare abissi con un sol balzo alla Tomb Rider: camminare sopra un vuoto perchè questo è nascosto e quindi non esiste è un gusto infinitamente più sottile e inebriante.

A proposito, se volete gustarvi una versione 3D dei luoghi di Escher si trovano un paio di gustose simulazioni sul sito ufficiale, sezione Download.

Siamo al termine della quarta settimana dell’evento We tell stories, organizzato dalla casa editrice Penguin Books in collaborazione con i creatori di giochi di realtà alternativa Six to start. La storia di questa settimana si intitola

Settimana 4 – Your place and mine

Una storia d’amore, che si è svolta live, un’ora ogni sera, da lunedì a ieri – venerdì: questa settimana la potenzialità del web indagata è l’esperienza in diretta. La rapidità di comunicazione. La possibilità di essere tutti nello stesso posto ed interagire, indipendentemente da dove i nostri corpi siano effettivamente collocati. La possibilità di vedere le cose non solo appena sono accadute, ma mentre accadono. E la possibilità di farle accadere noi stessi.

Abbiamo uno schermo bipartito – metà per lui e metà per lei – e vediamo scorrere i loro pensieri, digitati sul momento dallo scrittore (che in realtà è una coppia di scrittori che lavora sotto un unico pseudonimo, Nicci French). Non sappiamo quanto della storia sia già stato scritto – se il solo canovaccio, o ogni singola frase – e abbiamo qualche dubbio sul fatto che gli sutori stiano veramente digitando, o piuttosto copiaincollando mentre un qualche programma mostra le parole apparire al ritmo della digitazione. Certo, ci sono stati errori di digitazione… prova di autenticità o deliberata aggiunta?

Ma in fondo non è importante, non siamo qui per spiare cosa accade nella mente dell’autore quando scrive – non credo fra l’altro che vedere cosa digita e cosa cancella potrebbe minimamente aiutare in questo. Siamo qui per vedere la storia che si svolge sotto i nostri occhi, frase per frase, pausa dopo pausa, e chiederci cosa accadrà domani. E parlarne, commentare, man mano che la storia si dispiega. Sì, perchè oltre ai pensieri di lei e di lui abbiamo a disposizione una chatroom in cui dire la nostra; ovviamente sotto gli amorevoli e discreti occhi degli organizzatori, che – ne sono sicura – si divertivano un mondo.

Prevedibilmente – o forse no – il fatto di seguire lo svolgersi di un racconto in diretta e condividendolo con altri spettatori (sì, spettatori) cambia non di poco il rapporto che si instaura con l’opera in questione. Un po’ come vedere un film al cinema anzichè nel proprio salotto, ma elevato al quadrato – perchè al cinema comunque più di tanto non si può commentare (o almeno non si dovrebbe!!). Qui invece si era quasi al tifo da stadio: ogni frase di lei o di lui veniva commentata, sbeffeggiata, si facevano ipotesi su come avrebbe potuto andare a finire, su quali potessero essere gli eventi passati, dove si trova lei? dove si trova lui? lui sembra essere al pub, davanti a una certa serie di birre, ma con chi diavolo sta parlando?

All’inizio sembra una normalissima storia d’amore ai suoi inizi. Si vedono, si sorridono. Lei sa che lui ci proverà, lui ci arriva un po’ più tardi, ma effettivamente la invita a uscire, si trovano bene. Poi lei parte per la tangente, già si vede con lui fra anni, coppia affiatata, è sicura che funzioni. Lui invece è il classico bastardo che voleva solo divertirsi. Lei comincia a dare segni di paranoia: lo segue, lo spia. E qui la curva sud comincia a dare per scontato che lei sia una pazza sanguinaria: finisce che lo ammazza. A coltellate, sicuro. O lo ammazza o si ammazza, ma qui c’è del sangue. Lui la tradisce con l’ex-fidanzata; l’ex-fidanzata entra nel nover delle probabili vittime. Lei parla del suo ex-fidanzato…. che fine avrà fatto questo ex?? Lui sogna di fuggire da tutto per mesi come il suo misterioso interlocutore, e la curva sud lo incita: vai vai, corri sull’aereo che se no butta malissimo!

Insomma, al tradizionale rapporto intimo che si instaura fra il lettore e la storia scritta si sostituisce un rapporto più distaccato, disincantato, mediato dalla comunità. Non più il lettore discente, solo a pendere dalle labbra del narratore, ma un’intera forte comunità che osserva, giudica, dice la sua, demistifica senza pietà, sospetta, domanda. E lo scrittore deve essere all’altezza di tutto questo, deve scrivere una buona storia e avere abbastanza autoironia da accogliere le critiche e gli scherzi. Sul secondo punto non so, ma sul primo i signori Nicci e French hanno brillantemente superato la prova.

Ah, in caso voleste curiosare, il log delle chat si trova qui.