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Monthly Archives: January 2008

I Survival Research Laboratories sono un gruppo di artisti del fai da te meccanizzato, originario di San Francisco, bandito da un numero imprecisato di città statunitensi e stati nel mondo, animato dal fondatore Mark Pauline e che organizza the most dangerous shows on earth.

Un po’ come la versione organizzata e spettacolarizzata ed esagerata dei demolition derbies.

Gli SRL costruiscono enormi macchine similmilitari, che sparano fuoco, si muovono, lanciano oggetti, interagiscono, e poi organizzano spettacoli in vaste aree (e qui gli USA sono la location ideale) dove solo le macchine si trovano on stage – anche se spesso radiocomandate – e danno vita a performance egualmente rituali e distruttive.

Hanno fatto persino uno spettacolo assieme agli Einstuerzende Neubauten, nel lontano millenovecentoottantaqualcosa, pensate che meraviglia dev’essere stato.

Nessuno ha mai chiesto agli SRL di tornare, dopo che avevano realizzato un show. Qualcuno, in effetti – come il Giappone, la Spagna e altri – gli ha esplicitamente chiesto di non tornare. Sapete com’è, sono spettacoli particolari. Non tutte le autorità resterebbero calme a vedere un affare enorme che fa su e giù per uno spiazzo lanciando palle infuocate contro costruzioni in lamiera, a pochi metri dal pubblico.

Le performance degli SRL sono una forma artistica riconosciuta: non per niente sono nati al San Francisco Institute of Art. Ma questo non impedisce al sindaco (o come si chiama) di San Francisco di avere qualche problemino col fatto che un abitante della sua città costruisca macchine potenzialmente molto distruttive, quasi militari. Infatti la paranoia militare è una buona componente a monte degli show: Pauline ci mostra ciò verso cui stiamo potenzialmente andando, scenari di total war meccanizzata. E vederli dal vivo, sentendo il calore delle fiamme, fa ben altro effetto che guardarli al cinema o immaginarli dalle pagine di un libro.

Guardate il video offerto da ubuweb e ditemi se non vi viene un po’ di fear of the tech.

Ma il top del top secondo me lo raggiunge questo cortometraggio:

Il simbolismo è chiaro, ma non ovvio; sono tentata di lanciarmi nell’interpretazione ma non vorrei banalizzare. E allora ve lo lascio qui, come un sassolino nello stagno. Ploff.

Un solo evento della corrente edizione del Future Film Festival ha risvegliato la mia attenzione: una conferenza sulle evoluzioni tecnologiche dell’industria cinematografica negli scorsi e prossimi 10 anni, non tanto per l’argomento quanto per la presenza di sua maestà Bruce Sterling, che fu il cuore del cyberpunk a mio parere molto più di William Gibson, a cui è decisamente superiore per lucidità e profondità teorica ed immaginifica.

Gli interventi dei rappresentanti delle industrie degli effetti speciali (Industrial Light and Magic, della Lucasfilm, e Weta Digital, che ha fatto fra gli altri gli effetti del Signore degli anelli) sono andati poco oltre lo stranoto (“c’è stata una grande evoluzione tecnologica”, “le tecnologie invecchiano in fretta”, “la collaborazione con le università è molto importante”, “c’è una crescente convergenza col mondo dei videogame”), mentre Sterling si è lanciato a predire non uno ma quattro possibili futuri dell’industria cinematografica, in questi tempi di P2P, DRM e youtube.

Punto di partenza è l’individuazione delle forze in gioco, che a parere di mr Sterling sono 2: lo sviluppo della tecnologia e il controllo esercitato da multinazionali e classe politica. Su questo punto si potrebbe discutere, ovviamente ci sono molte altre forze in gioco, ma è interessante seguire questo ragionamento, che immagina i futuri possibli valutando il rapporto tra la tecnologia (molta o scarsa?) e il controllo (molto o scarso?). Io escluderei come altamente improbabili i mondi con poca tecnologia: ne abbiamo già talmente tanta che mi pare difficile perderla. In questo caso si tratterebbe di una sorta di catastrofe naturale, o calata dei barbari, per cui avremmo ben altro da pensare che il futuro del cinema.

Con una tecnologia fiorente potremmo avere poco o molto controllo sui prodotti di tale tecnologia. Nel primo caso potremmo avere un mondo in cui le multinazionali spariscono perchè non riescono più a controllare ciò che viene fatto dei loro prodotti, in più tutti possono produrre le loro videostorie, così che si avrà un’enorme massa di dilettanti che si diletta a produrre e guardare video da dilettanti, mentre i “grandi” avranno spazio solo come grandi provider di spazio online e infrastrutture, come un ipotetico youtube 3.0 .

Se invece il controllo sarà elevato avremo una specie di 1984 della distribuzione, in cui solo le grandi multi avranno i loro prodotti, che noi potremo gustare secondo tempi modi e prezzi da loro decisi, ben coscienti che la pirateria è morte e anche prestare un dvd non è poi detto che sia lecito.

Io credo, come suggeriva anche Sterling, che succederanno un po’ entrambe le cose: le grandi multi non spariranno mai, ma nemmeno la cosiddetta pirateria sarà mai del tutto sconfitta, e poi in fondo ne abbiamo il diritto. Se per vedere un film in italia devo aspettare anni, devo aspettare di essermi dimenticato qualunque cosa se ne sia detta all’uscita, ho ben il diritto di scaricarlo prima… o devo comprarlo a scatola chiusa?

Comunque.

Da bravo autore di sci-fi, Sterling ci ha fatto notare l’importanza di star qui a ragionare su come sarà il futuro, perchè è così che lo costruiamo: in fondo, il futuro è l’unico luogo in cui possiamo agire. E se proprio bisogna dare un consiglio a chi costruisce il futuro dei media, mr. Sterling suggerisce di seguire giusto gli studi di Henry Jenkins – di cui già parlammo – poichè aprono una finestra non trascurabile su cosa significano, come funzionano e come possono essere usate le culture nate dal basso. Ora, non è che io voglia citare Jenkins in continuazione, ma mi capita sott’occhio ogni tre per due: vorrà pur dire qualcosa, no?