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Monthly Archives: December 2007

Ascoltavo Silence is sexy, degli Einstuerzende Neubauten, e mi è venuto da pensare che abbiamo dei concetti che per noi esistono solo in quanto negazioni. Come il silenzio, il buio: assenza di qualcosa. E per far risaltare questa assenza, per far percepire il silenzio non possiamo far altro che delimitarne i confini tramite il suo contrario: come in Silence is sexy, dove il silenzio emerge per il contrasto con suoni di solito a malapena percepiti, che si sentono solo nel più assoluto silenzio.

Un altro esempio di concetto definito per negazione lo incontro, guarda caso, poche canzoni più avanti, in Heaven is of Honey:

Heaven is in the making,
remains unfinished,
a possibility.
…as a reminder

Non solo l’assenza, ma anche la pienezza assoluta – il paradiso, la perfezione – non può essere conosciuta che per difetto, come un ideale a cui tendere, ma che resterà incompiuto, con i soli confini appena tracciati. E lo stesso viene accennato per l’idea di bellezza, in Beauty.

Con questo ho reso il mio omaggio di fine anno al grande poeta Blixa Bargeld, mi verrebbe da chiedermi se ci aveva pensato, a queste coincidenze e ricorrenze di concetti nel suo album, ma è un poeta così raffinato che non potrei credere che la risposta sia no.

E complimenti all’ignoto artista su youtube per l’azzeccatissimo video.

E buon anno a tutti.

Carina, eh? non sembra vera? E che mi dite di Repliée, un androide realizzato nel 2006 in Giappone:

Scommetto che questa, beh, sì, sembra vera, però… un peletto inquietante, ecco. Come dire, vagamente fastidiosa.

Perchè?

Forse perchè Repliée, l’automa, è troppo realistica, senza però essere perfetta. La mucca karateka invece è molto realistica, ma con alcuni tratti scopertamente falsi, improbabili, impossibili. C’è una soglia oltre la quale il realismo diventa troppo, diventa inquietante, a meno che non sia veramente perfetto.

Ed è per questo, probabilmente, che chi produce film d’animazione ha smesso di cercare di riprodurre le fattezze degli attori e crea piuttosto esseri che sembrano veri, pur essendo evidentemente irreali, ad esempio Gollum:

gollum

L’uomo del resto ci è familiare, molto familiare… lo conosciamo così bene (a differenza, ad esempio, di una mucca, karateka o no) che se un’imitazione non è perfetta la scopriamo subito e da familiare diventa inquietante. Perturbante. Unheimlich, per ricorrere al sostegno del buon vecchio Freud e della lingua tedesca ch con i concetti tutto può: proprio da ciò che è familiare (heimlich) può nascere ciò che è inquietante, ciò che ci dà i brividi, il perturbante (unheimlich, appunto), che ci scuote più del semplice ignoto proprio perchè può toccare con la sua familiarità la nostra coscienza più profonda.

La teoria per cui se il realismo diventa eccessivo (ma sempre imperfetto) le reazioni di chi guarda sono negative è stata formulata negli anni ’70 da uno studioso di robotica, Masahiro Mori, ed è la teoria della valle del perturbante. Perchè una valle? Perchè questi, signori miei, sono scienziati, e graficizzano tutto. Hanno preso un po’ di umanità a campione e gli hanno mostrato immagini e video che rappresentano soggetti dal meno al più realistico (dai puffi a una persona passando per Replièe, pe intenderci). Poi hanno messo in un bel grafico, sull’asse verticale il “senso di familiarità”, su quello orizzontale il grado di realismo e ci hanno riportato i risultati del test. E quella che viene fuori è proprio una valle: quando il realismo si fa esasperato gli artefatti che fino allo stadio precedente piacevano ed erno considerati “familiari” tutt’a un tratto diventano inquietanti.

E’ interessante anche il fatto che la familiarità non è legato solo al realismo dell’immagine, ma anche al realismo del comportamento e del movimento. Un paperotto interattivo che fa qua qua e saltella se ci passi sopra col mouse è carino, ci piace. Una riproduzione semiperfetta di una persona che dice ciao e saltella se ci passi sopra col mouse no. Perchè ci sembra che la persona sia diventata un burattino, sia stata declassata, torturata, snaturata, e non ci piace. Possiamo accettare la semplificazione solo se è chiara, dichiarata, se è un pupazzo, mentre se l’apparenza fisica è realista ci aspettiamo anche un comportamento realista. E un comportamento stupido appioppato a una persona che sembra reale ci comunica che chi ha creato l’imitazione si aspettava che la persona reale si comportasse da stupida. Un po’ fastidioso come presupposto. E quindi non ci piace.

Nemmeno il contrario, però, ci piace: una cosa dall’apparenza non umana m che si comporti in modo umanamente intelligente ci sembrerebbe ugualmente inquietante. Hal 9000 è inquietante. Perchè anche così avremmo qualcosa di estremamente familiare per un verso, ma estraneo per un altro, i conti non ci tornano e vorremmo che tutto ciò stesse ben lontano da noi.

Tutto questo l’ho scoperto in un bell’articolo di Elena Pasquinelli, una ricercatrice italiana in Francia (perchè una brava ricercatrice italiana sta in Francia?Dai, c’è davvero ancora qualcuno che se lo chiede??).

Se invece siete curiosi a proposito dell’androide Repliée, ne ha parlato a suo tempo un wordpress-blogger.