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Monthly Archives: October 2007

Ti sei mai trovato intrappolato in un mondo dove sei l’incubo peggiore di tutti quelli che ci vivono?

Ecco un libro che merita la massima attenzione: Rabbia, l’ultima fatica di Chuck Palahniuk. Se Invisible Monsters era un capolavoro per ricercatezza della scrittura, ingegnosità della trama e profondità dei temi, se Fight club era sempre un gran libro e gli è valso la celebrità, se Soffocare e Survivor erano degni successori – ma già lo stile si faceva fin troppo riconoscibile -, se Ninna nanna un po’ cominciava a stufare, se Cavie era interessante ma nulla più… beh, Rabbia riconferma Chuck [lo chiamo per nome solo perchè il cognome è troppo compplicato!] come uno dei più grandi autori contemporanei: soddisfa pienamente ogni aspettativa e riesce a sorprendere anche il lettore più esigente.

Innanzitutto: la ricerca letteraria. Questo non è un romanzo dove il narratore ti prende per mano e ti racconta una storia. Non è nemmeno un romanzo dove lo scrittore ha scritto la storia dall’inizio alla fine e poi ha rimescolato un po’ le parti per aumentare la suspence e sembrare originale. Questa è una biografia orale, dove un sacco di personaggi – ciascuno con la sua personalissima voce – raccontano la storia di un morto (ed è incredibile quanti conoscenti mai conosciuti un morto famoso si trovi ad avere 😉 ): le loro testimonianze sono spezzettate e affiancate le une alle altre senza alcuna connessione da parte dell’autore. Sono messe lì, e sta a te lettore comprenderle, comprenderne le connessioni, comprendere il mondo che ne costituisce il contorno.

Un po’ come in un videogioco, dove ti trovi ad agire in un mondo di cui nessuno ti ha spiegato le regole, di cui non conosci i retroscena e la storia: qualcuno verrà fuori nel corso del gioco ma non è mica detto che tutto venga ben spiegato.

Un po’ come in quei film tipo Memento o Mulholland drive, dove succedono un sacco di cose incomprensibili e nessuno ti spiega nulla fino alle ultime tre scene, dopo le quali dovrai fermarti a riflettere e chiedere agli amici se hanno capito, e ripercorrere mentalmente tutto il film per rimettere assieme i pezzi.

L’accostamento cinematografico, fra parentesi, non è casuale, visto che Chuck stesso definisce la sua letteratura cinematografica e sostiene che la letteratura dovrebbe osare un po’ di più in termini di montaggio, prendere spunto dal cinema e riconoscere ai lettori il ruolo attivo che gli spettatori di film già hanno.

Dopo la tecnica, la tematica: come in tutti i suoi libri, Chuck riesce, senza interrompere lo svolgimento della trama, a parlare di un sacco di cose e a farlo in modo intelligente e interessante, senza mai dire banalità. Il trucco che meglio gli riesce è la decontestualizzazione: prende una cosa banalissima e cambia tutto il contesto che la circonda, cambia le carte in tavola, finchè tu ti trovi a riguardare questo banalissimo oggetto come se lo vedessi per la prima volta e stenti a riconoscervi la tua vecchia conoscenza.

In questo libro Chuck fa qualcosa di simile anche con i generi letterari: tutt’a un tratto, mentre leggi, ti rendi conto che forse… forse è un libro di fantascienza! o forse… forse è un film horror! Ti trovi in mezzo ai piedi clichè e paradigmi dei generi più diversi, senza per questo riuscire a far rientrare completamente Rant in uno di questi, e senza nemmeno riconoscere una parodia dei generi in questione: sono semplicemente chiamati in causa per vie inaspettate, ed in questo modo offrono al lettore un profilo diverso dal solito. Un po’ come quando vedi te stesso venirti incontro da una vetrina e non ti riconosci.

Non scendo più nel dettaglio per non rovinare la festa a chi ancora non avesse letto il libro, magari lo farò in qualche altro post, ma prometto che segnalerò lo spoiler. Nel frattempo ecco altre due belle recensioni di Rant trovate su wordpress:

In genere non amo parlare di politica, ma su questo sito ho trovato una campagna elettorale che mi ha veramente toccato il cuore:

Perchè scegliere il male minore?

E’ da quando mi ricordo che andiamo a votare trascinati da un fantasma di senso civico, cercando di individuare il minore fra due (o più) mali, ben coscienti che tanto, in ogni caso, resteremo delusi. Dunque perchè insistere? Dedichiamoci al male maggiore, che almeno è una scelta coraggiosa. Anche voi come me: VOTATE CTHULHU!

Cthulhu for president

E non dimenticate di leggere il suo programma elettorale.

Riassunto delle puntate precedenti: Cthu-chi??

Casomai qualcuno fosse riuscito a sopravvivere finora senza saperlo, Cthulhu è un simpatico mostriciattolo in stile marino creato da Lovecraft. E’ uno degli Antichi, o il sacerdote degli Antichi, che sono grandi esseri mitici di un mitico passato Gli Antichi attualmente giacciono sognanti sul fondo del mare e sono oggetto di misteriosi culti, ma un giorno torneranno a prendere possesso della terra, e allora saranno guai per tutti.

Per un approfondimento un po’ meno irriverente vi consiglio di leggere qualunque cosa di Lovecraft (non tutto parla di Cthulhu, ma tutto vale la pena di essere letto). Se invece avete più gusto per i B-Movie che per i libri potete dare un’occhiata a Dagon, un filmone spagnolo che con pochi mezzi ripercorre il racconto di Lovecraft The shadow over Innsmouth, ed è anche abbastanza fedele, pur cambiando misteriosamente i nomi: Innsmouth diventa Imboca (sottile, eh?) e Cthulhu diventa Dagon.

Qui termino il post idiota, buona lettura e buona visione, ma soprattutto: VOTA CTHULHU!