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Monthly Archives: July 2007

“Lo studio procederà sulla base della congettura per cui, in linea di principio, ogni aspetto dell’apprendimento o una qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza possano essere descritte cosí precisamente da poter costruire una macchina che le simuli.”

Cosí comincia il documento riconosciuto come il primo manifesto dell’Intelligenza Artificiale, la proposta di un progetto di ricerca estivo al Dartmouth College nell’anno 1956. É interessante – e rassicurante! – constatare che non si trattava di costruire macchine pensanti, ma di descrivere un fenomeno in modo abbastanza preciso da poterlo simulare, e non ricreare: le intelligenze artificiali non pensano, non piú di quanto un simulatore di volo su computer non voli!

Anche se ancora non si sospettava la complessitá del problema, era palese che si dovesse in qualche modo circoscrivere cosa si intende per ‘intelligenza’. Si individuano quattro compiti compiendo i quali le macchine si mostrerebbero intelligenti:

  • utilizzare il linguaggio
  • formare astrazioni e concetti
  • risolvere problemi riservati per ora solo agli esseri umani
  • migliorare se stesse

Gli autori ritenevano “che si possano fare passi avanti significativi in uno o piú problemi del genere se un gruppo accuratamente selezionato di scienziati potrá occuparsi di queste tematiche per un’estate”, una prospettiva forse un pelo ottimista 🙂 ! E infatti i risultati reali portati dallo studio estivo non furono molti… ma cinquanta anni dopo, a che punto siamo su queste cose? É stata davvero un fallimento, l’Intelligenza Artificiale?

“Risolvere problemi finora riservati agli umani” mi sembra in realtá un falso obiettivo, perché dipende chiaramente dallo stato attuale della tecnologia: nel ’52 Turing affermava, con l’intento di dire qualcosa di sconvolgente, che le macchine sarebbero diventate in grado di leggere l’orario ferroviario, cosa che oggi fa persino il sito di Trenitalia, senza essere particolarmente intelligente!

“Utilizzare il linguaggio”, beh, è effettivamente un punto dolente…. i traduttori automatici, che sono stati un obiettivo classico dell’intelligenza artificiale, sono chiaramente un fallimento (mai provato a tradurre un paragrafo intero con babelfish? uno spasso!). In effetti mi è sempre sembrato curioso che si ritenesse cosí ‘teoricamente semplice’ la realizzazione di un traduttore automatico, considerato quanto è complesso l’uso della lingua; immagino che coloro che hanno individuato questo obiettivo per i primi lavori di IA fossero fermi alla concezione della lingua come insieme di regole (e le regole sono automatizzabili per definizione), perché se pensiamo anche solo ai ‘giochi linguisitici’ diventa lampante quanto puó essere difficile spiegare a una macchina l’uso della lingua.

“Formare astrazioni e concetti” è un po’ vago, ma forse lo si potrebbe riportare alle tecniche dei sistemi esperti e soprattutto del ragionamento automatico. Sicuramente, affinché il ragionamento automatico sia possibile, i concetti di partenza devono essere definiti dall’uomo, ma a partire da questi la macchina puó dedurne di nuovi. Se è vero che le tecniche di descrizione e manipolazione della conoscenza che rientrano nel cosiddetto web semantico non sono ancora stato dell’arte della tecnologia, ci sono comunque molto vicine e si avvalgono di lunghi anni di studi stimolati ed ispirati anche dall’Intelligenza Artificiale, e caratterizzati dalla stessa interdisciplinarietá, per cui su questo aspetto direi che un fallimento non è stato…

“Migliorare se stesse”, ovvero migliorare i propri algoritmi, il proprio modo di funzionare. Qui gli esempi non mancano, e non sono certo di frontiera: i filtri bayesiani, ad esempio per gestire lo spam, l’algoritmo di google, che impara dalle ricerche eseguite, cosí come il sistema di Amazon, che cerca di incontrare i nostri gusti incrociando i dati piú diversi… Si tratta qui di intelligenza artificiale? Come faceva intravedere l’obiettivo di risolvere problemi prima accessibili solo all’uomo, il punto è in realtá che il comportamento della macchina ci sembra intelligente quando è piú intelligente di quanto ci aspettassimo, quando ci stupisce. Cosí, una volta che non ci stupisce piú, cessa anche di sembrarci eccessivamente intelligente: come sostiene Casati (Sistemi Intelligenti, dicembre 2006), quando una tecnologia funziona smette di essere IA… cosa che immagino risulti abbastanza irritante a chi si dedica all’IA!

Zugfeder

La mostra al MAMbo mi ha fatto scoprire questo fotografo tedesco, di cui erano esposte alcune opere degli anni ’50, che ritraggono ingranaggi (questa che vedete, Zugfeder, era esposta al MAMbo).

A me piace molto perchè trovo la tecnica una cosa affascinante e meravigliosa, in più ho trovato sulla pagina a lui dedicata della wikipedia tedesca un paio di citazioni che me lorendono ancora più simpatico (chiedo perdono per la traduzione, appena rimetto mano al dizionario la sistemo!).

La prima riguarda l’unicità e l’indipendenza di ogni mezzo espressivo: la fotografia non deve scimmiottare i quadri, il cinema non deve scimmiottare il teatro e così via, se non nei primissimi tempi:

“Lasciamo l’arte agli artisti, e proviamo a fare delle fotografie con i mezzi della fotografia, che valga la pena guardare per le loro qualità fotografiche”

La seconda invece ci ricorda il motivo banale per cui l’importanza di una foto di una cosa non risiede per forza nella singolarità della cosa, ma anche in quella della foto:

“Anche cose ben note, se guardate fuori contesto, ci offrono prospettive nuovissime.”

Infine: perchè gli ingranaggi??

Dem starren Liniengefüge moderner Technik, dem luftigen Gitterwerk der Krane und Brücken, der Dynamik 1000pferdiger Maschinen im Bild gerecht zu werden, ist wohl nur der Fotografie möglich” (per questa mi serve il dizionario!)