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Tag Archives: bologna

Il primo marzo il mio centro sociale preferito, il Crash, ha ospitato una serata intitolata Metropolis: tema la città, come sfondo un sapiente montaggio di film che potete immaginare, accompagnamento musicale live, ospiti illustri tra cui Stefano Benni e Roberto “Freak”  Antoni. Una bella serata, che mi ha anche dato occasione di meditare un poco a proposito del demenziale durante l’ultima performance, quella di Mr Skiantos, rimodulata in veste semi-intellettuale dall’accompagnamento di serissima musica contemporanea al pianoforte.

La scelta delle letture esplora un po’ tutte le modulazioni del demenziale, dal banalmente volgare de Il nano e il gigante, al classicissimo “La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo, e se la fortuna ti abbraccia quasi sicuramente ha sbagliato persona”

La sfiga

Ma passando anche per Majakovskij, con una naturalezza estrema, senza dare al pubblico alcun indizio su cosa sia serio e cosa invece sia… demente.

Compagno Dio

Il che obbliga il pubblico a stare sempre all’erta, passare ogni parola al vaglio critico per decidere – personalmente – se prendere la frase sul serio, prenderla come una semplice cazzata, o come una cazzata a sfondo serio, o come una frase apparentemente innocua e magari anche seria, che però sarà la premessa per la prossima cazzata.

Il solo fatto di star guardando uno show che ci si aspetta demenziale mette il pubblico in condizione di epochè, di sospensione del giudizio, di dubbio metodico. Instilla la diffidenza nel rapporto tra ascoltatore e performer, e stimola il senso critico nello spettatore, rendendolo più attivo, meno disposto a credere. Attento a cogliere la battuta, ma anche a valutare la serietà dei concetti, che si nascondono dietro la battuta, o soltanto dietro l’aspettativa di ascoltare demenzialità.

L’avanguardia

Il Gay Pride nazionale è stato una festa strepitosa. Si respirava libertà, la gioia di esserci, di essere se stessi, di mostrarsi e di festeggiare era palpabile. C’erano tutti.

C’erano le ovvie delegazioni Arcigay, e c’era l’Unione Atei Agnostici e Razionalisti (loro un po’ più agguerriti che gioiosi, ma dev’essere una questione di carattere). C’era il movimento studentesco universitario e quello per l’identità transessuale, le famiglie arcobaleno sul trenino e i centri sociali di Bologna. C’era persino un carro buddhista con un enorme fiore di loto. C’era il carro goa gay. Quello fetish. C’erano i carri lustrini-e-paillettes e c’era la Lesbicamionetta delle “Lesbiche femministe autodeterminate antifasciste antirazziste”. C’erano le drag queen e le “amiche etero”, abiti fantasiosi e petti nudi, persone qualsiasi, giovani e meno giovani, qualche metallaro – forse sbandato dal Gods of Metal, spettatori che si godevano la vista dai balconi – regolarmente acclamati, con particolare riguardo alle “nonne”.

C’erano cartelli seri (“Vogliamo un lavoro diurno”) e cartelli buffi (“Dio mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, e lui non sbaglia!”), carri ricercati e carri arrangiati, bandiere arcobaleno e bandiere rosse con falce e martello… c’erano veramente tutti, e tutti si divertivano un mondo.

E sì, c’ero anche io. Per due motivi: uno personale, istintivo, estetico; e uno sociale, razionale, etico.

Il motivo personale è che da sempre subisco il fascino dell’ambiguità, dell’indeterminatezza – e dell’autodeterminazione. Dell’androginia, non solo e non tanto come unione degli opposti, ma come incarnazione di un ideale, quello secondo cui un altro mondo è possibile.

Possiamo forgiare noi stessi a nostra immagine e somiglianza, possiamo scegliere una strada che non era stata prevista, possiamo costruire nuove strade dove nessuno le ha tracciate – o in quei luoghi controversi dove l’umanità continua ad aprire e murare strade un secolo dopo l’altro. Chi vive un’identità e una sessualità diverse da quelle predefinite ha ai miei occhi tutto il fascino di un’opera d’arte, realizzata e mostrata istante per istante nella propria vita.

Ecco, il mio motivo estetico – sciocco, superficiale e personale – è un po’ questo, e spero che il ragazzo nella foto non me ne voglia per averlo preso a simbolo di tutto ciò.

E’ anche per dare il mio piccolissimo contributo a rendere più agevolmente praticabili queste nuove strade che ho camminato per tutto il percorso del Pride – diversi chilometri e 6 ore abbondanti di musica striscioni e fotografie-; ma il motivo più serio – perchè non voglio negare che in fondo siamo tutti egoisti – l’hanno espresso meravigliosamente le donne che aspettavano il primo corteo all’ingresso dei Giardini Margherita con uno striscione di tulle rosso: ci riguarda tutte.

bologna pride - ci riguarda

Poichè si parla di autodeterminazione, di libertà dell’individuo, di libertà nel gestire il proprio corpo e la propria vita, libertà dalla morale dominante, indipendenza da ogni chiesa… poichè è ancora di questo che si parla – dopo 40 anni dal ’68 – la cosa ci riguarda. Ci riguarda tutte (e tutti, certo), in prima persona.

Così mi piace pensare di aver contribuito a dare una spintarella alla nostra società, per farla finalmente transitare verso un mondo più capace di gioire della multiformità della vita  – e non limitarsi a tollerarla come una mosca in cucina. Abbiamo, insomma, seminato un po’ di buoni propositi.

E riuscire a fare tutto questo con una grande festa, poi…. beh, è una soddisfazione!

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