I Survival Research Laboratories sono un gruppo di artisti del fai da te meccanizzato, originario di San Francisco, bandito da un numero imprecisato di città statunitensi e stati nel mondo, animato dal fondatore Mark Pauline e che organizza the most dangerous shows on earth.
Un po’ come la versione organizzata e spettacolarizzata ed esagerata dei demolition derbies.
Gli SRL costruiscono enormi macchine similmilitari, che sparano fuoco, si muovono, lanciano oggetti, interagiscono, e poi organizzano spettacoli in vaste aree (e qui gli USA sono la location ideale) dove solo le macchine si trovano on stage – anche se spesso radiocomandate – e danno vita a performance egualmente rituali e distruttive.
Hanno fatto persino uno spettacolo assieme agli Einstuerzende Neubauten, nel lontano millenovecentoottantaqualcosa, pensate che meraviglia dev’essere stato.
Nessuno ha mai chiesto agli SRL di tornare, dopo che avevano realizzato un show. Qualcuno, in effetti – come il Giappone, la Spagna e altri – gli ha esplicitamente chiesto di non tornare. Sapete com’è, sono spettacoli particolari. Non tutte le autorità resterebbero calme a vedere un affare enorme che fa su e giù per uno spiazzo lanciando palle infuocate contro costruzioni in lamiera, a pochi metri dal pubblico.
Le performance degli SRL sono una forma artistica riconosciuta: non per niente sono nati al San Francisco Institute of Art. Ma questo non impedisce al sindaco (o come si chiama) di San Francisco di avere qualche problemino col fatto che un abitante della sua città costruisca macchine potenzialmente molto distruttive, quasi militari. Infatti la paranoia militare è una buona componente a monte degli show: Pauline ci mostra ciò verso cui stiamo potenzialmente andando, scenari di total war meccanizzata. E vederli dal vivo, sentendo il calore delle fiamme, fa ben altro effetto che guardarli al cinema o immaginarli dalle pagine di un libro.
Guardate il video offerto da ubuweb e ditemi se non vi viene un po’ di fear of the tech.
Ma il top del top secondo me lo raggiunge questo cortometraggio:
Il simbolismo è chiaro, ma non ovvio; sono tentata di lanciarmi nell’interpretazione ma non vorrei banalizzare. E allora ve lo lascio qui, come un sassolino nello stagno. Ploff.

