DSCN4965Ho una borsa. Una ventiquattrore di un non meglio precisato materiale artificiale, con varie sezioni. Tasca piccola, tasca grande, porta penne. Sul lato c’è uno scomparto verticale in pelle preformata semirigida con una zip sul lato lungo.
A che diavolo serve?
Ci ho messo gli occhiali. Il portalenti. Fazzoletti di carta, trucchi. Un po’ quello che mi veniva in mente e che magari poteva avere giovamento da un qualcosa di semirigido intorno.

Fino a che non è arrivato il Grande Interprete Tecnologico che mi ha guardato come una demente e ha detto “ma è ovvio: questa è fatta per l’alimentatore del pc”.
Logico. sta sul fianco di una ventiquattrore tarata per un portatile 17 pollici. Nella tasca grande ci va un portatile 17 pollici. Nella tasca semirigida laterale ci va l’alimentatore per il portatile 17 pollici, che è lungo e rettangolare e ha notoriamente necessità di essere riparato dagli urti con una custodia semirigida.
Io ho appreso in quel momento che l’alimentatore di un pc non gradisse eccessivamente gli urti – ma ho pensato bene di sorvolare su questo aspetto per non peggiorare la mia posizione.
OK: ci metto l’alimentatore.

Dopo qualche tempo passa la mia Fashion Sister (non che ne abbia altre, ma può avere altri ruoli), vede la mia borsa e dice “dai che figata! ha anche la tasca per l’ombrello!”.
Ombrello?
“Ma certo, questa è evidentemente fatta apposta per quegli ombrellini richiudibili, vedi che ci sta preciso?”
Vero, ci sta preciso.

Per entrambi era lampante non che la tasca potesse essere utilmente usata per quello o quell’altro scopo, ma che era stata evidentemente fatta apposta per quello scopo.
Il fatto che si tratti di un oggetto artificale dà sicuramente un buon motivo per pensare che dietro alla sua realizzazione ci sia un’intenzione ben precisa, ma è sorprendente notare che ciononostante forse non c’è, forse non così ben definita, e in ogni caso anche se c’è non è poi così ovvia. Ma lo stesso quando ne interpretiamo l’uso non pensiamo di star effettuando una interpretazione ed una scelta più o meno creativa, ma crediamo di star solo leggendo intenzioni altrui, non nascoste ma palesate nella forma dell’oggetto.

Un’abitudine che ci viene probabilmente dall’eccessiva frequentazione di luoghi artificiali, dove ogni cosa è fatta per uno scopo. Sedie fatte per sedersi, sdraio fatte per sdraiarsi, robe di plastica morbidose fatte per torturarle e sfogare lo stress, attrezzi fatti per giocare – e per giocarci in un modo preciso. Non oggetti neutri del mondo che noi adoperiamo per i nostri scopi, ma oggetti che già contengono uno scopo a cui noi ci conformiamo.

L’oggetto non viene letto come origine di un proprio fare, come il punto di partenza di un uso intenzionale, ma come il punto terminale di un fare altrui che ha dato forma all’oggetto secondo la propria intenzione – così che il nostro fare non è autonomo e creativo, ma si limita a rispondere ad intenzioni altrui, già presenti ed informanti gli oggetti del mondo.
In questo modo non ci prendiamo la responsabilità della scelta d’uso, e non percepiamo la nostra creatività – anche se c’è – perchè la interpretiamo in ogni caso come una risposta a istruzioni immesse da altri nella forma degli oggetti, un puro obbedire.
Nessuna scelta, nessuna creatività, nessuna manipolazione del mondo, nessuna responsabilità.

3 Comments

  1. Ottimo post come al solito.
    Sulla base delle tue riflessioni, mi domando se ci sia un prodotto dell’ingegno umano che non abbia una funzione, e se si possa interpretare tutta la storia dell’uomo come quella di una manipolazione del reale volta a dare una funzione alle cose.
    In “2001 Odissea nello Spazio” l’evoluzione muove dal dare una funzione all’osso, giusto per fare un esempio.
    In questi termini, sarebbe interessante riallacciarsi alla frase con cui si apre il Vangelo di Giovanni – decisamente più “gnostico” degli altri tre – e chiedersi l’esatto senso della frase: “in principio era il Logos”, che qualcuno più autorevole di me traduce come Verbo.
    Se per Logos intendessimo “principio ordinatore”, o funzionalistico (come io sarei propenso a credere), ne verrebbe fuori che tutto il creato muove da e per l’idea di dare un senso ed una funzione alle cose, o di trasformarle per rendere funzionali a qualcosa, collegando secondo ragione un dato, un fatto, ad un altro dato, ad un altro fatto. E dopo aver dato alle cose un senso, si finisce per dare ad esse un nome.
    Sposterei allora la visuale: il punto non è che le funzioni delle cose sono un dato a priori, rispetto al quale la nostra libertà si riduce; semmai, è la nostra mente che tende a dare una funzione a tutte le cose, per cui non siamo liberi dal “funzionalismo” come categoria del pensare data a priori.
    In realtà, tu e tua sorella avete entrambe dato una “funzione” alla cosa/borsa: la differenza è nel fatto che tua sorella ha dato la stessa funzione del creatore della cosa (vano ombrello), mentre tu hai dato una tua funzione ad essa.
    La vera libertà sarebbe quella di fuggire al pensiero funzionalistico: ad esempio usare la borsa per stiparci la pastasciutta ;) ))).
    Ma probabilmente ti darebbero della pazza, ed, ancor prima, ti riconoscerti come “pazza” perché verresti meno alla stessa ragione ordinatrice implicita nel tuo agire!

    • sai, io avrei qualche dubbio che la funzione dell’ombrello fosse quella pensata dal creatore. Come possiamo saperlo? il creatore potrebbe aver pensato all’ombrello come all’alimentatore, come a niente del tutto. Siamo più noi che abbiamo bisogno di leggere finalismo anche dove magari non c’è, o se c’è non possiamo sapere per certo qual’è.
      Cmq d’accordissimo sull’importanza nella storia e nell’evoluzione culturale dell’umanità dell’attribuzione di senso e funzionalità agli oggetti.

  2. devi sapere che ci sono molti oggetti fabbricati per un determinato scopo,il produttore di questi oggetti però ha considerato già che sene potesse fare un utilizzo differente ed è quindi una scelta sia autonoma che non,in pratica come lo spazio semirigido,chi l’ha creato a pensato che quella borsa avesse lo spazio,non con uno scopo preciso,come l’alimentatore o l’ombrello,ma per entrambi e per nessuno,in pratica agli oggetti viene si dato un “uso comune” ma basta pensare a come hai ridotto un hard disk no? ;) il fatto è che spesso con gli oggetti si ha un pensiero lineare,se io vedo una sedia penso sia una sedia… il dare per scontato un utilizzo è sinonimo di “pensiero lineare”


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