A Torino ci sono ben due musei nuovi e felini: il MAO – Museo di Arte Orientale, e il MIAAO – Museo Internazionale di Arti Applicate Oggi. Cercherò di non dare corda alle illazioni sulla sanità mentale dei torinesi che potrebbero seguire, e parlerò invece del secondo miagolante museo, e della mostra che vi si è appena conclusa, intitolata Afterville – dalle città dell’aldilà.

Già solo l’idea di un Museo di arti applicate riscuote la mia simpatia: proponendosi di dare il meritato prestigio a tutti i casi in cui lo spirito artistico viene applicato a cose che possono anche avere un’utilità ottiene sia, come ovvio, di riabilitare le arti applicate, sia di liberare l’idea di arte dalla patina di inutilità intrinseca che ancora spesso l’avvolge.

L’ammirazione per l’iniziativa cresce di diversi punti percentuali una volta constatato che:

  • la mail per le informazioni è argh@miaao.org
  • Il logo è estremamente artistico e felino, ed è piazzato bello grande sul citofono
  • sono esposte opere nientemeno che dei Mutoidi
  • è esposto nell’androne uno splendido orologio meccanico, con tanto di campane, che fa un gran casino a ogni scoccare dell’ora

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Finiti i 5 minuti di elegia ai curatori del museo, vorrei farvi conoscere Aurelien Police, unico vivente esposto in questa mostra. Un artista digitale che, per perfezione delle immagini e forza evocativa, metterei alla pari di un Giger o un Kostabi. Anche meglio di un Kostabi, in effetti.

I curatori lo classificano grossomodo nella corrente steampunk, soprattutto per via di immagini come questa:

ma ce ne sono altre più industrial, ad esempio la riedizione – come dire? – industriale dell’isola dei morti di Boecklin:

Altre di un fantasy-industrial che non pensavo nemmeno potesse esistere:

Altre ancora semplicemente meravigliose:

o neanche troppo vagamente alla Tim Burton (nonostante questa immagine sia stata fatta alcuni anni prima che si cominciasse a parlare dell’Alice nel paese delle meraviglie girato da Burton):

Aurelien Police vive a Digione, realizza illustrazioni e copertine per libri, artworks per gruppi musicali e insomma lavora di pixel per creare queste magnifiche immagini, che si possono anche acquistare stampate su deviantart.

Immagini selezionate vengono stampate a tiratura limitata su cotone con un elaborato processo che rende ogni esemplare unico, per la soddisfazione e la pace interiore di galleristi e collezionisti, che pare si sentano crollare il mondo sotto i piedi al pensiero di un’arte riproducibile e quindi non più mercificabile a cifre fuori dal mondo per la sua unicità.

Personalmente ritengo questo attaccameno all’arte come pezzo unico un residuo molto poco onorevole di un passato in cui l’arte era appannagio di una elite esageratamente ricca, sulla scorta di una concezione allo stesso tempo romantica e mercificante di opera e autore, e invito perciò tutti a comprare piuttosto le stampe da digitale, belle e poco costose, che permettono a tutti di tenere in salotto una piccola meraviglia e all’artista di vivere (almeno spero ^_^).

Tornando alla cosa importante – ovvero l’arte – dopo avervi dato un assaggio di diversi sapori – ottocentesco, mutante, industrial, fantasy, paesaggistico, gotico – vorrei chiudere con un’idea che trovo geniale e deliziosa: ancora l’Ile des Morts di Boecklin, ma vista dall’altra parte:

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One Comment

  1. Notevole. Davvero interessante


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