[da Games and Social responsability di Henry Jenkins]

I ragazzi cinesi passano un sacco di tempo a giocare ai videogiochi, e penso che questo non stupisca nessuno. I genitori, gli opinionisti e i governanti cinesi sono molto preoccupati di come i ragazzi impiegano il loro tempo, e anche questo ci suona piuttosto familiare. Ma non sono minimamente preoccupati dalla presunta violenza dei videogiochi, nemmeno un po’. Nemmeno dopo che – nel 2002 – uno studente ha dato fuoco a un cybercafé che gli aveva negato l’ingresso.

No, non è la violenza che preoccupa gli educatori orientali. E’ piuttosto la colonizzazione culturale, il contatto con giocatori on line residenti nel resto del mondo, l’abitudine a diversi valori e schemi mentali. Il fatto che tante energie vengano rivolte a qualcosa di improduttivo ed estraneo alla tradizione, e persino il timore che questo fenomeno sia l’espressione del disagio di una generazione di figli unici.

E poi naturalmente c’è il problema più sbandierato, quello del tempo materialmente trascorso alla consolle, che porterebbe problemi fisici e psichici e a cui gli sviluppatori tentano di porre rimedio con sistemi macchinosissimi, come punti di salvataggio che si creano dinamicamente in base ai limiti settati dai genitori.

I problemi percepiti sono diversi dai nostri, ma la soluzione proposta ugualmente sbagliata: si cercano di fare giochi didattici, giochi che parlino di argomenti educativi. Da cui l’inesorabile noia e il conseguente inevitabile fallimento di ogni tentativo di edutainment: soltanto un bel gioco è interessante, non uno palesemente fatto per insegnare. L’apprendimento deve e può essere soltanto un effetto laterale, non percepito.

Senza dubbio questo non è un obiettivo facile da raggiungere, e richiede la realizzazione di prodotti interessanti di per sè, non solo per gli educatori. E in questa epoca di marketing se ci tolgono il target non sappiamo più dove sbattere la testa.

Però un’idea curiosa l’hanno avuta, gli sviluppatori di giochi cinesi: legare gli extra dei videogiochi ai voti presi a scuola. Chissà, forse questo come incentivo potrebbe anche funzionare!

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