Ti sei mai trovato intrappolato in un mondo dove sei l’incubo peggiore di tutti quelli che ci vivono?

Ecco un libro che merita la massima attenzione: Rabbia, l’ultima fatica di Chuck Palahniuk. Se Invisible Monsters era un capolavoro per ricercatezza della scrittura, ingegnosità della trama e profondità dei temi, se Fight club era sempre un gran libro e gli è valso la celebrità, se Soffocare e Survivor erano degni successori – ma già lo stile si faceva fin troppo riconoscibile -, se Ninna nanna un po’ cominciava a stufare, se Cavie era interessante ma nulla più… beh, Rabbia riconferma Chuck [lo chiamo per nome solo perchè il cognome è troppo compplicato!] come uno dei più grandi autori contemporanei: soddisfa pienamente ogni aspettativa e riesce a sorprendere anche il lettore più esigente.

Innanzitutto: la ricerca letteraria. Questo non è un romanzo dove il narratore ti prende per mano e ti racconta una storia. Non è nemmeno un romanzo dove lo scrittore ha scritto la storia dall’inizio alla fine e poi ha rimescolato un po’ le parti per aumentare la suspence e sembrare originale. Questa è una biografia orale, dove un sacco di personaggi – ciascuno con la sua personalissima voce – raccontano la storia di un morto (ed è incredibile quanti conoscenti mai conosciuti un morto famoso si trovi ad avere ;-) ): le loro testimonianze sono spezzettate e affiancate le une alle altre senza alcuna connessione da parte dell’autore. Sono messe lì, e sta a te lettore comprenderle, comprenderne le connessioni, comprendere il mondo che ne costituisce il contorno.

Un po’ come in un videogioco, dove ti trovi ad agire in un mondo di cui nessuno ti ha spiegato le regole, di cui non conosci i retroscena e la storia: qualcuno verrà fuori nel corso del gioco ma non è mica detto che tutto venga ben spiegato.

Un po’ come in quei film tipo Memento o Mulholland drive, dove succedono un sacco di cose incomprensibili e nessuno ti spiega nulla fino alle ultime tre scene, dopo le quali dovrai fermarti a riflettere e chiedere agli amici se hanno capito, e ripercorrere mentalmente tutto il film per rimettere assieme i pezzi.

L’accostamento cinematografico, fra parentesi, non è casuale, visto che Chuck stesso definisce la sua letteratura cinematografica e sostiene che la letteratura dovrebbe osare un po’ di più in termini di montaggio, prendere spunto dal cinema e riconoscere ai lettori il ruolo attivo che gli spettatori di film già hanno.

Dopo la tecnica, la tematica: come in tutti i suoi libri, Chuck riesce, senza interrompere lo svolgimento della trama, a parlare di un sacco di cose e a farlo in modo intelligente e interessante, senza mai dire banalità. Il trucco che meglio gli riesce è la decontestualizzazione: prende una cosa banalissima e cambia tutto il contesto che la circonda, cambia le carte in tavola, finchè tu ti trovi a riguardare questo banalissimo oggetto come se lo vedessi per la prima volta e stenti a riconoscervi la tua vecchia conoscenza.

In questo libro Chuck fa qualcosa di simile anche con i generi letterari: tutt’a un tratto, mentre leggi, ti rendi conto che forse… forse è un libro di fantascienza! o forse… forse è un film horror! Ti trovi in mezzo ai piedi clichè e paradigmi dei generi più diversi, senza per questo riuscire a far rientrare completamente Rant in uno di questi, e senza nemmeno riconoscere una parodia dei generi in questione: sono semplicemente chiamati in causa per vie inaspettate, ed in questo modo offrono al lettore un profilo diverso dal solito. Un po’ come quando vedi te stesso venirti incontro da una vetrina e non ti riconosci.

Non scendo più nel dettaglio per non rovinare la festa a chi ancora non avesse letto il libro, magari lo farò in qualche altro post, ma prometto che segnalerò lo spoiler. Nel frattempo ecco altre due belle recensioni di Rant trovate su wordpress:

8 Comments

  1. Ha quel certo non so ché di inquietante che adoro. Grazie per il consiglio!!!

  2. sembra molto interessante ed in linea con i miei gusti! bella recensione!

  3. sono contenta di aver suscitato il vostro interesse. spero vi piaccia, magari poi fateci sapere!

  4. Commento Preventivo
    Cara Chiarac io adoro palahniuk ma ancora non ho letto rabbia, visto che intendo farlo presto non ho intenzione di sapere come andrà a finire. Posso leggere il post o c’è la trama?

  5. @fiak
    leggi tranquillo!
    ho evitato di proposito ’spoiler’, perchè ho trovato che fosse un’esperienza fantastica scoprire le cose man mano.
    Se in post successivi parlerò di qualcosa di più specifico e interno al libro, che potrebbe rovinare il gioco a chi non l’avesse letto, prometto di segnalarlo in apertura!

  6. intrigante, lo leggerò

  7. grazie per aver risposto al mio commento preventivo, bella recensione, bel post. Sinceramente ancora non ho letto rabbia perchè Cavie e Ninna nanna mi hanno un pò deluso. Ho letteralmente adorato Fight Club e Soffocare, ho divorato Survivor e letto due volte Invisible Monster perchè il finale mi aveva scioccato e volevo vedere se la storia fosse stata in piedi anche conoscendo già il finale.
    Spero che Rabbia sia all’altezza della fama di Chuck Paljhfaambiuk o come cavolo si dice (ahah), leggerò il libro a tempo debito.
    Grazie chiarac

  8. @tutti
    aspetto con curiosità di sentire i vostri pareri post-lettura!
    @fiak
    a proposito del nome impronunciabile e inscrivibile: ho saputo (sentito dalla sua propria voce) che in realtà si dovrebbe dire ‘polanik’. ma dico, allora non potevano scriverlo in un modo più normale??
    A questo punto, tra la difficoltà di scriverlo e l’impossibilità di essere capiti, in qualunque modo lo si pronunci…. io lo chiamo pataciuk e buonanotte al secchio! ;-)


One Trackback/Pingback

  1. [...] bella recensione del libro è qui su mondobalordo una seconda invece su chiarac una terza su [...]

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