Se una macchina pensa vuol dire che ha un’intelligenza. se ama vuol dire che ha… un cuore? un’anima? e se dio ama, vuol dire che ha un cuore? vuol dire che prova desiderio, gioia, irrazionale apprezzamento verso le cose che ama?

Quando qualche tempo fa analizzavo i diversi aspetti – e aspettative – che rientrano in ciò che intendiamo per “amore”, avevo individuato due usi principali del concetto, per indicare l’amore “unidirezionale” verso qualcosa o l’amore bidirezionale fa due persone.
Ma in entrambi i casi il soggetto di partenza è un persona, un ipotetico “io”. Dimenticavo un altro soggetto tipicamente origine di amore nella nostra cultura occidentale-cristiana: il dio cristiano. L’attribuzione a dio di questo sentimento cosa aggiunge alla concezione di dio o a quella dell’amore?
Si tratta di un amore unidirezionale per ecellenza, talmente poco corrisposto che l’umanità ha ucciso dio in diverse occasioni: se dio ama l’umanità, soltanto qualche uomo ama dio, non l’umanità tutta.

“Dio ci ama” – come recita la più banale dottrina cristiana, nota e alla portata di tutti – significa dunque che dio è felice quando guarda l’umanità? che ne ha un giudizio generalmente positivo per motivi in buona parte irrazionali? che la desidera e ne sente la mancanza? Tutto questo suona un po’ buffo: sono sensazioni d atteggiamenti troppo umani per adattarsi a un dio… e qui sta probabilmente almeno una parte dell’origine di questa affermazione: dicendo che dio pova amore lo si rende umano.

Non sono però quelle le esplicitazioni dell’amore che ci vengono in mente se lo pensiamo a partire da dio, non sono l’apprezzamento la gioia o il desiderio. Quello che viene insegnato è che siccome dio ci ama allora vuole il nostro bene, ci perdonerà, si sacrificherà per noi: i comportamenti che generalmente conseguono al sentimento, non il sentimento stesso. Per essere ancora più precisi: i comportamenti che conseguono al sentimento e che ci riguardano – quelli che riguardano il soggetto amante, come potrebbe essere, che so, la gelosia, non ci interessano.
Fose addirittura dire che dio ci ama è solo una metafora rapida per indicare questi comportamenti.

L’uso di un’immagine però non è senza conseguenze: se anche questo è amore, allora esiste un tipo di amore non solo unidirezionale ma anche immensamente disinteressato, che non comprende nessuna forma di piacere (come mangiare le fragole con la panna se ti piacciono), ma solo un astratto desiderio di cose positive per l’oggetto dell’amore, volontà di sacrificio, disponibilità all’infinito perdono.

Se ne potrebbe dedurre quindi che tutti gli esseri in grado di provare amore potrebbero (dovrebbero?) provare anche questo tipo di amore – totale incondizionato e che nulla chiede. Se ne potrebbe dedurre che questo è il vero amore totale – dato che è quello di dio. Se ne potrebbe dedurre che noi tutti quando amiamo dovremmo amare in questo modo, che il vero amore è disinteressato e non ha nulla a che vedere con sentimenti e gioie personali, ma ha tutto a che vedere solo col benessere altrui.

Quindi l’attribuzione a dio di un sentimento umano – con lo scopo probabile di umanizzare dio – ottiene di rendere disumano quel sentimento, attribuirgli caratteristiche inesistenti ed impossibili per l’umanità (infatti non ci erano venute in mente neanche da lontano nella precedente analisi), e far di conseguenza sentire inadatta e colpevole l’umanità per non essere in grado di provare un sentimento inesistente e disumano, attribuito dagli uomini a dio per il gusto di avere un dio umano che li ama.

Più ci penso e più mi convinco che l’invenzione di dio si, risolve dei problemi…. ma ne crea talmente tanti che non ne valeva la pena. Seriamente, gente: non ne valeva la pena.

E’ appena partita – in America – la terza stagione di Mad Men, serie vincitrice di diversi Golden Globe e Emmy nel 2008 e 2009, ma soprattutto una delle pochissime ambientate in un’epoca non contemporanea. A differenza di altre (che so… The Tudors) l’ambientazione è fedelissima, e parla del contemporaneo senza fare violenza alla verità storica, anzi dandole una vivacità inaspettata.
I Mad Men sono gli uomini di Madison Avenue – Manhattan, sede negli anni ‘60 delle prime grandi agenzie pubblicitarie: coloro che crearono la pubblicità, che diedero forma all’immaginario del consumatore che ancora vive in noi.
Più approfondita recensione segue su Carmilla.